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Lavoro 4.0: una strategia cooperativa per la sfida della digitalizzazione

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Quali conseguenze avrà la quarta rivoluzione industriale sulle attività produttive e sul capitale umano, soprattutto in attività ad alta intensità di manodopera com’è la cooperazione di lavoro? Se n’è parlato il 7 novembre a Roma presso la sede di Legacoop nazionale all’iniziativa “Il mio collega robot?! Il lavoro dell’uomo al tempo delle macchine” organizzata da Legacoop Produzione e Servizi con il contributo di Coopfond.

  • Il Panel 1: Angelo Migliarini intervista Wolfgang Schroeder

migliarini- schroeder

“Siamo di fronte a un passaggio nel quale i rapporti uomo macchina, umanità e scienza, tecnologia e lavoro vanno esplorati a partire dall’impatto che avranno sulla cooperazione di lavoro, sui soci lavoratori – ha detto aprendo i lavori della mattinata Angelo Migliarini, vicepresidente vicario di Legacoop Produzione e Servizi con delega all’Innovazione e presidente dell’Area Lavoro del Legacoop Toscana – Senza una riflessione, un progetto, senza il governo del processo rischiamo di compromettere la coesione sociale e con essa lo stesso modello cooperativo. Si parla quindi di una responsabilità storica che viene affidata alle forze sociali e politiche, della necessità di dare un nuovo valore al lavoro e all’innovazione – ha aggiunto Migliarini –, non solo perimetrandone eticamente i confini ma indicando aspettative e bisogni, immaginando un nuovo ‘compromesso sociale’. Quel che sarà il lavoro dell’uomo al tempo delle macchine avrà una nostra quota parte di responsabilità“.

L’incontro, che ha visto un’ampia partecipazione, ha preso le mosse dalla raccolta di saggi “Il lavoro 4.0. La quarta rivoluzione industriale e le trasformazioni delle attività lavorative”, curata da Alberto Cipriani, Alessio Gramolati e Giovanni Mari.

“Siamo all’uscita dalla crisi, nel 2017 abbiamo avuto saldo attivo degli investimenti, non disperdiamo questo valore. Abbiamo bisogno di scommettere su una tecnologia che si mette al servizio del lavoro, costruendo un ambiente favorevole al suo sviluppo – ha detto Alessio Gramolati, responsabile coordinamento Politiche industriali e dell’Ufficio Progetto Lavoro 4.0 della Cgil nazionale -. Non ho nostalgia del lavoro come lo abbiamo conosciuto, il fordismo non è il migliore mondi possibili. Non sono spaventato dall’innovazione, anzi il rischio che corriamo è di restare fuori dai processi di innovazione. Abbiamo bisogno di un progetto sociale e di politica industriale che riporti il Paese all’interno di una sfida“.

Alcuni degli autori del libro Il lavoro 4.0 erano presenti in Sala Basevi. Tra loro Wolfgang Schroeder, professore di Scienze Politiche dell’Università di Kassel, che è stato intervistato nel corso del primo Panel proprio da Migliarini.

Schroeder ha raccontato la strategia recentemente intrapresa dalla Germania, dove sei Ministeri si occupano oggi di digitalizzazione. Nel 2011, ha raccontato il docente, inventore del neologismo ‘Industria 4.0’, la Germania ha sviluppato un patto, mirato a connettere internet e industria, che ha come attori le imprese, lo Stato, i sindacati e la scienza. L’obiettivo – ha detto – è far sì che il progresso tecnologico venga sfruttato per migliorare la competitività e sia alla base di un progresso sociale. Fino a non molto tempo fa il 70% delle imprese tedesche, ha raccontato Schroeder, non sapeva su come andare avanti con la digitalizzazione: si è costituita quindi un’alleanza per futuro dell’industria, una piattaforma per sviluppare standard tecnologici e collegare industria e sistemi cibernetici. Questo secondo Schroeder si può fare solo in modo cooperativo: una strategia gerarchica è destinata a fallire perché ci sono troppi attori in gioco che devono essere considerati.

Secondo Schroeder dobbiamo aspettarci un cambiamento dirompente: non si sa quanti esattamente quanti posti di lavoro verranno a mancare, ma attraverso una strategia intelligente di digitalizzazione ne verranno creati altri. Quello che sappiamo è che nessun posto di lavoro resterà così com’è.

La nuova fase che si apre sarà davvero improntata a una valorizzazione delle competenze e della creatività nel lavoro? ha chiesto Migliarini. Una buona formazione inziale non basta per affrontare la sfida della digitalizzazione – ha detto Schroeder – Un elemeno chiave è rappresentato dalla qualificazione dei dipendenti attraverso un sistema diverso di formazione continua e permantente: una grande sfida, ma dipenderà da questo se le innovazioni tencologiche potranno essere usate da tutte le imprese su tutti i territori. I  settori in cui ci sarà un maggiore impiego della robotica saranno quelli con minore disoccupazione. La sfida da cogliere è quella di investire in questi settori, non semplicemente in tecnologia ma nelle persone e nella loro capacità di acquisire competenze per poter collaborare con le tecnologie.

  • Il Panel 2: esperienze di lavoro 4.0 nella cooperazione di Produzione e Servizi

cooperative

Come sta cambiando il lavoro dentro le cooperative? Quali caratteristiche sta assumendo la rivoluzione del lavoro 4.0 nei diversi settori? Questi temi sono stati affrontati nel corso del secondo Panel, moderato dalla Vicepresidente di Innovacoop Francesca Montalti, in cui il mondo della cooperazione ha descritto come sta avvenendo il proprio adeguamento all’innovazione 4.0 e ai processi di digitalizzazione e robotizzazione. Dalle politiche aziendali volte nell’industria ad un miglioramento della produzione con conseguente riposizionamento dell’azienda in segmenti di mercato più alto e all’apertura in nuovi diversi settori, come testimoniato da Cefla; nella meccanizzazione della produzione nell’edilizia, che in CMB ha migliorato le condizioni di lavoro, riducendo in 10 anni la componente operaia dal 50% al 40% ed aumentando la componente di impiegati e tecnici/quadri e all’utilizzo della metodologia BIM, sempre più richiesta nei bandi di lavori pubblici per effetto delle nuove normative e già implementata da CMB a partire dal 2013-2014. Dalla  centralità, in attività quali facility management e pulizie, del processo di specializzazione e qualificazione delle risorse umane attraverso investimenti in innovazione e digitalizzazione per migliorare performance e qualità del lavoro verso la creazione di una Cooplat 4.0, all’utilizzo nel campo della logistica sanitaria di sistemi robotizzati e di progetti di gestione dei magazzini tramite processi informatizzati e automatizzati, studiati e attuati da Formula Servizi, che dimostrato come la standardizzazione dei processi aumenta efficienza, sicurezza e sostenibilità, riducendo al contempo costi ed errori. Fino ad arrivare all’utilizzo infine delle tecnologie e dell’innovazione come base di partenza in Pazlab, dove il lavoro dell’uomo è già di per sé interconnesso con le macchine.
Queste esperienze testimoniano un miglioramento delle condizioni lavorative e della partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori attraverso processi di riqualificazione e di formazione continua e come la digitalizzazione non solo non abbia prodotto perdite di posti di lavoro, ma abbia permesso l’inserimento di nuove figure professionali composte da giovani laureati.

Nel corso del Panel è intervenuta anche la sociologa del lavoro Anna Maria Ponzellini, che ha parlato del progetto, ai nastri di partenza in Emilia Romagna, di un laboratorio per creare strumenti da mettere a disposizione delle aziende per condurre il proprio percorso di innovazione organizzativa. Saranno 15 le imprese coinvolte nella nella sperimentazione che saranno accompagnate, dopo una fase di “diagnosi” del proprio stadio di evoluzione tecnico-organizzativa, alla stesura di piani di innovazione organizzativa. Tra i molti punti toccati nel suo intervento, il direttore di Coopfond Aldo Soldi ha sottolineato il fatto che “quando si cerca di attivare giovani qualificati, questi rispondono” e al tempo stesso ha posto l’accento sull’esigenza in particolar modo di stare accanto alle piccole cooperative portatrici di processi di innovazione virtuosi”.

  • Il Panel 3: Imprese, sindacati, Università e mondo cooperativo a confronto

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L’ultimo Panel, coordinato dal giornalista de “La Repubblica” Marco Panara, ha messo a confronto in una tavola rotonda il mondo delle istituzioni (Claudio Durigon sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali, ha inviato un messaggio scritto che è stato letto nel corso del Panel), dell’università e delle associazioni datoriali e sindacali sui temi della formazione e della distribuzione delle risorse, sull’impatto sociale della digitalizzazione e delle tecnologie 4.0, sui cambiamenti nei modelli di business.

Il vicepresidente di Confindustria con delega al Lavoro e alle Relazioni industriali Maurizio Stirpe ha sottolineato nel suo intervento le grandi opportunità di cambiamento e trasformazione insite in Industria 4.0. Fino ad adesso, nella manovra, ha detto Stirpe all’agenzia Ansa a margine del convegno, “assistiamo solo a un depotenziamento di Industria 4.0 rispetto all”impianto previsto dalla precedente legge finanziaria”. Secondo Stirpe andrebbe riconfermato soprattutto il credito d’imposta per la formazioneche è un gravissimo errore togliere, perché Industria 4.0 è collegata al concetto di formazione e riqualificazione. Se cominciamo a far venire meno certezze su questo versante creiamo disincentivo ai processi di rinconversione”.

Vincenzo Colla, segretario confederale Cgil ha posto su un elemento nuovo che caratterizza questo cambiamento ovvero la “velocità”. “Il Paese – ha detto Colla – è spiazzato: il 30/35% delle imprese hanno capito e fatto gli investimenti. Sul restante 70 per cento si gioca una scommessa culturale: se non governiamo innovazione e lavoro attraverso un’operazione di grandi investimenti innovativi non c’è sistema che regge. C’è un’impresa che ha bisogno di un sistema che funziona. La partecipazione, la diffusione delle conoscenze, delle competenze e delle abilità sono fondamentali per cambiare le relazioni e il modello”.

Marco Frey professore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna, ha sottolineato l’esigenza di fare meglio con meno: in un’economia circolare le risorse rimangono in circolo il più possibile. Possiamo applicare le stessa logica alle risorse umane”. Secondo il docente, Industria 4.0 “crea delle opportunità che richiedono alle imprese, affinchè possano coglierle, di trasformare i propri modelli di business. Il mondo del lavoro è destinato a cambiare radicalmente, determinate modalità di gestione delle relazioni di lavoro scompariranno: la vera sfida è favorire e incentivare queste dinamiche di cambiamento”.

Al confronto ha partecipato anche il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti. “Siamo nati come risposta alle contraddizioni della prima rivoluzione industriale – ha affermato Lusetti , siamo l’effetto della gestione di una transizione, di una trasformazione che ha toccato non solo le cose ma anche le persone. Quando succede questo, non cambia solo un modo di produrre ma la società intera. E questa vale ancor di più oggi”. Su Industria 4.0, inoltre, ha dichiarato Lusetti all’agenzia Ansa a margine dell’evento “i provvedimenti presenti in manovra, almeno quelli di cui abbiamo letto sui giornali, dimostrano un’attenzione del governo minore rispetto al passato, noi chiediamo di recuperare l’attenzione anzi di raddoppiarla perché si tratta di misure importanti per le imprese e soprattutto per la creazione di lavoro“.

Infine, le conclusioni della mattinata sono state affidate al presidente di Legacoop Produzione e Servizi Carlo Zini.

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